La storia

 

La prima Guerra Punica si era conclusa nel 241 a.C. con la sconfitta dei Cartaginesi alle isole Egadi. I Romani potevano così sancire un più vasto dominio sul Tirreno costringendo i rivali ad abbandonare la Sicilia e le isole circostanti. L’esito della guerra ebbe su Cartagine pesanti conseguenze economiche.

Così, guidati da Amilcare e Asdrubale Barca, i Cartaginesi cercarono di espandersi in Spagna, firmando con Roma un trattato per limitare i confini. Ma il giovane figlio di Amilcare, Annibale, raggiunto il comando dell’esercito, assediò la città di Sagunto creando di fatto il pretesto per scatenare una nuova guerra.

Era l’anno 219 a.C.

Roma si trovò nella condizione di non poter più evitare la guerra che Annibale aveva voluto. Il senato stabilì di inviare il console Tiberio Sempronio Longo in Africa e il console Publio Cornelio Scipione in Iberia per risolvere alla radice il problema.

Ma Annibale aveva altri piani.

Decise di portare la guerra in Italia, intenzionato a sgretolare il sistema di alleanze tra Roma e i popoli italici.

Si mosse dunque, nella primavera del 218 a.C., con un esercito di oltre centomila uomini, perlopiù mercenari numidici, libici e iberici, e con diverse decine di elefanti.

Valicati i Pirenei e superata la Francia meridionale, riuscì ad attraversare le Alpi non senza difficoltà alla fine di ottobre.

La traversata fu costosissima in termini di vite umane. Presso il Ticino le forze di Annibale sconfissero Publio Cornelio Scipione che nel frattempo era rientrato in Italia. In seguito anche l’altro console fu sconfitto presso il fiume Trebbia.

La battaglia

“Annibale stava scendendo con il suo esercito la Valdichiana in direzione di Roma quando in vista del Lago Trasimeno improvvisamente svoltò verso est in direzione di Perugia.”

All’alba del 21 giugno del 217 a.C. il Console Flaminio diede ordine alle sue legioni di rimettersi in marcia all’inseguimento dei Cartaginesi che aveva perso di vista nel tardo pomeriggio precedente vicino al Lago Trasimeno.

La sera prima Annibale aveva disposto i suoi uomini sulle alture nei pressi dell’abitato di Tuoro. Le legioni superarono la strettoia del Malpasso lungo la riva del lago ed entrarono nella valle ad ovest di Tuoro dove gravava una fitta nebbia.

Al segnale, gli uomini di Annibale attaccarono l’esercito romano da ogni direzione. L’agguato fu cruento e nel giro di sole tre ore circa 10.000 Romani persero la vita. Lo stesso console Flaminio rimase ucciso nello scontro.

L’imboscata del Trasimeno è considerata ancora oggi un esempio di tattica militare e per Roma una svolta nella conduzione della guerra che venne affidata al dittatore Quinto Fabio Massimo.